Il 4 Febbraio ho partecipato alla presentazione del libro “Imprenditori cercasi. Innovare per riprendere a crescere”, di Sandro Trento e Flavia Faggioni, presso la Sala Incontri di Nomisma a Bologna. 

Considero molto interessante la discussione che si è svolta tra gli autori e Giovanni Cavallo, giovane CEO di Sgnam, Massimo Ciociola, CEO di Musixmatch, Andrea Goldstein, Managing director di Nomisma e Marino Golinelli, Presidente Fondazione Golinelli.

In sintesi, ecco gli spunti del discorso del prof. Trento che ritengo più interessanti, arricchiti da qualche mia riflessione. 

 

PRIMO TIPO DI CAPITALISMO

Esiste un capitalismo di cooperazione tra aziende e istituzioni, ed è tipico del nord Europa.

Questo capitalismo è caratterizzato da grandi imprese, operanti principalmente nel settore manifatturiero.

Storicamente, il capitalismo di cooperazione ha generato pochi conflitti sociali: sindacati e imprenditori hanno spesso trovato buoni accordi.

Si punta sulla formazione delle HR per mantenere una qualità dei prodotti sempre alta.

Tra i prodotti tipici di questo capitalismo: i treni alta velocità, le automobili e, fino 10 anni fa, anche la telefonia mobile (Nokia).

 

SECONDO TIPO DI CAPITALISMO

Il capitalismo imprenditoriale valorizza la figura imprenditoriale.

È tipico di paesi come USA, ma anche in Cile e Israele si stanno sviluppando progetti aziendali che hanno queste caratteristiche:

- nuove imprese: inizialmente molto piccole, ma innovative, che, se sfondano, crescono rapidamente; 

- competenze trasversali: solo risorse umane dotate di soft-skills sanno “sfogliare” le ricerche presenti e capire come collegare questo enorme patrimonio di conoscenza, prodotto da altri, alla business idea;

- fine dell'imprenditoria hard-skilled: l'imprenditore non è più un lavoratore che ha precedentemente svolto e imparato un mestiere e poi ha deciso di mettersi in proprio;

- open innovation: sviluppo di una figura imprenditoriale creativa, capace di combinare in modo originale ricerche e tecnologie già esistenti e a disposizione di chi vuole/può sfruttarle. 

- Shared R&D: queste aziende non hanno un settore di ricerca interno, in quanto inizialmente sono di piccole dimensioni. L'innovazione esce dalle grandi imprese e si crea contaminando il mondo della ricerca a quello dell'impresa grazie all'imprenditore soft-skilled.

 

I settori in cui operano queste imprese sono maggiormente variegati rispetto a quelli tipici del capitalismo di cooperazione: non solo manifattura, ma anche servizi, turismo, trasporto e cibi

Alcuni esempi: 

- Ricerca giacimenti in modi nuovi

- Auto: sviluppo di servizi di “self-driven car” che modificheranno le nostre abitudini. Infatti, quando questi servizi e queste tecnologie saranno disponibili, spariranno gli acquisti di auto o i problemi di ricerca parcheggio. Si acquisterà solo il servizio di queste auto, prive di autista, che percorreranno percorsi scelti da uno o più utenti e, una volta giunti a destinazione, si recheranno a prelevare altri utenti.

 

...E L'ITALIA?

Occorre sfatare il mito del paese di creativi e imprenditori: ci sono ben 4 milioni di imprese, ma, in realtà, il 63% di queste ha un solo addetto! Quindi, molte di queste imprese sono in realtà delle partite iva, e il lavoro in proprio ha caratteristiche diverse da quello dell'imprenditore. Cambia il modo di ragionare e di risolvere problemi: il libero professionista è solo, l'imprenditore deve coinvolgere e guidare un team.

Focalizzandosi solo sugli imprenditori, emergono due tipi di business-men italiani: i REPLICATIVI (che imitano modelli di imprese già avviate) e gli INNOVATIVI (che percorrono strade mai battute prima).

In Italia, gli imprenditori REPLICATIVI sono poco innovativi, ma molto numerosi.

Perché?

Una prima risposta sta nella scarsa specializzazione e nell'incapacità di entrare nei settori nuovi.

Esiste ormai una enorme letteratura sulle lungaggini burocratiche, sulla pesante tassazione, sulle scarse infrastrutture ecc., ma occorre superare queste ipotesi legate alle inefficienze e cercare nuove spiegazioni.

Infatti, anche nei settori in cui siamo tradizionalmente molto forti, noi NON innoviamo.

Siamo da sempre straordinari disegnatori di mobili, ma noi non abbiamo inventato Ikea.

Ci vantiamo di avere il 50% dei siti UNESCO e i politici sostengono che il turismo è il nostro petrolio, ma booking.com non lo abbiamo creato noi.

Solo i nostri baristi pensano di sapere come si fa un vero caffè, ma Starbucks non è italiano.

Probabilmente, quindi, il nostro problema sta nel metodo di fare impresa.

 

W LA RENDITA!

Oggi ci sono tante opportunità per un imprenditore che ha idee creative.

C'è una immensa disponibilità di conoscenza, facilmente raggiungibile attraverso uno smartphone.

Il mercato è globale, quindi potenzialmente ci sono molti più clienti.

Eppure, in Italia le aziende nascono e restano piccole, perché sono business familiari, guidati da logiche familiari e con mentalità familiari, ovvero con poca attitudine al rischio di fallimento.

Accanto a questo amore per il “piccolo e sicuro è bello”, il mondo italiano è infarcito di business che generano rendite.

Il senese Agostino Chigi, tra '400 e '500, va a Roma per fare il rischioso mestiere di banchiere, ma presto ottiene da papa Alessandro VI in concessione esclusiva l'allume della tolfa.

Che cos'è e perché è così importante?

L'allume è un minerale (estratto nei monti della Tolfa, nel Lazio) usato per fissare il colore sui tessuti.

Chigi ottiene una norma curiale in base alla quale tutte le vesti sacerdotali devono essere trattate solo con il suo allume!

Nessuna competizione è più possibile, e Chigi diventa uno degli uomini più ricchi della sua epoca.

Per impressionare i suoi ospiti a cena, fa apparecchiare la tavola con posate d'oro che, a fine serata, fa buttare giù dalla finestra, direttamente nel Tevere.

Si narra, in realtà, che sotto la finestra ci siano reti per salvare e recuperare forchette e coltelli dorati...

Questo modello di business fondato sulla concessione esclusiva che genera una rendita (concetto molto diverso da profitto, che implica invece una rischiosa competizione), ammorba ancora oggi l'Italia.

Una famiglia trevigiana, che prima competeva in tutto il mondo con i suoi maglioni, ha poi scelto le sicure rendite delle autostrade.

Le frequenze dell'etere sono state concesse a un altro ricco imprenditore che ha creato un impero mediatico.

Il notaio studia tantissimo per ottenere una rendita, non per un conquistare un profitto.

 

Il capitalismo italiano replica quindi modelli consolidati e sogna la rendita.

Le competenze imprenditoriali non ci sono, troppa teoria: la nostra élite si forma sul latino e sul greco, ma non riceve nessun rudimento di modernità!

Agostino Chigi nella Silicon Valley sarebbe fallito: i parametri economici e sociali stanno cambiando e il futuro potrebbe essere disinteressato ai vecchi modelli che continuiamo a replicare e a difendere.

Riccardo Pirazzoli