Chi nuota lo sa. Si deve tenere la destra, senza occupare tutta la corsia. Se qualcuno più veloce sta arrivando al bordo, non si deve partire, ma farlo passare.
Chi è lento, dovrebbe stare nelle corsie laterali, o, almeno,non dovrebbe nuotare assieme a chi si sta allenando. La doccia deve essere fatta prima di entrare in vasca.

Negli spogliatoi, è opportuno non occupare troppo spazio.
Sarebbe preferibile non sporcare.

Mi stupisco quando queste semplici regole di buon senso sono rifiutate da persone normalmente garbate e intelligenti.
Ho il dubbio che i comportamenti incivili spesso caratterizzano tutte le attività ludiche.
La gente che si diverte, smette di ragionare in maniera socialmente adeguata e pensa di poter fare cose che normalmente sarebbero considerate incivili.

Ricordo un weekend nel turistodromo della capitale.
In Piazza di Spagna, ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti (totalmente coperta dalla pubblicità di una nota catena di abbigliamento), gente di ogni età e nazione si scattava un selfie dentro la fontana della Barcaccia, opera della famiglia Bernini, padre e figlio.
Quasi tutti entravano sorridenti nella fontana, mettendo i piedi su uno sperone di marmo per farsi immortalare con la mano sulla prua della Barcaccia. Un capolavoro del 1610, appena restaurato, era ridotto a sfondo per i selfie.
Un click, e si liberava il posto per qualche altro turista. C'erano tanti altri sfondi su cui posare, e le ore a disposizione non erano moltissime.
Poche settimane dopo, la stessa Barcaccia fu danneggiata da un gruppo di ubriachi hooligans olandesi. E tutti, forse anche quelli che si scattavano i selfie, si sono, giustamente, indignati.

Se qualcosa piace, dovrebbe essere rispettata per poterla così assaporare il più a lungo possibile.
Perché, allora, succede il contrario?

In piscina osservo lo stesso comportamento incivile visto a Roma.
Chi sceglie il nuoto come sport, probabilmente lo fa perché gli piace.
Eppure spesso c'è chi nuota in mezzo alla corsia, occupando più spazio del dovuto.
I lenti tagliano la strada ai veloci; i veloci vanno addosso ai lenti.

Pochissimi fanno la doccia prima di entrare in acqua.
Gli spogliatoi e le docce sono spesso assaltate, occupate oltre il necessario e imbrattate.
Poi, dopo l'invasione, tutti scappano a lavoro o a casa, dove, immagino (o, almeno, spero), il buon senso tornerà a guidare la loro vita.

A Roma, alcuni si lamentavano perché c'erano troppi cafoni in giro; poi, proprio chi si era appena lamentato, sgomitava per scattare una foto.

In piscina, chi mi indica che c'è sporcizia, non si fa mai la doccia.
Forse, le persone sono davvero sé stesse solo quando si divertono, in quanto nel loro tempo libero non hanno il peso di doveri e convenzioni a cui normalmente devono sottostare.
In questi momenti, nelle persone si innesca la brama di sfruttare al meglio il tempo ludico e esigono di fare tantissime cose in poche ore.

In piscina, c'è chi vuole nuotare almeno 100 vasche o usare le palette, perché se le braccia non fanno male, allora non è un vero allenamento. Altri, vogliono uscire prima della fine dell'allenamento perché dopo devono correre a una cena o a vedere un partita.

In vacanza, il turista vuole vedere/fotografare tutti i luoghi indicati sulla guida, per testimoniare sui social network il suo divertimento. Senza selfie, l'esperienza non si può condividere e quindi essa è inutile. L'accumulo di selfie è invece sinonimo di vacanza piena e stimolante.

Nel 2014, sul Boston Magazine, è uscito un articolo che parla di FOMO – Fear Of Missing Out, la paura di perdere qualcosa, di non vivere al meglio delle possibilità.

Gli accumulatori di vasche (nuotate male) o selfie (che riguarderanno forse solo una volta) urlano al mondo: “IO ESISTO”, ma così facendo le loro esperienze sono sempre meno significative.
Secondo le ricerche di Andrew Przybylski (Oxford University), sapere che un amico ha nuotato 5km o è stato in Nepal, genera tristezza o addirittura depressione. Quindi, la gente vuole fare più vasche possibili e scattare migliaia di selfie per non essere da meno di qualcuno.
Purtroppo, la FOMO determina anche una regressione morale. Svestire i panni del professionista e infilarsi un costume da bagno, non dovrebbe automaticamente provocare atteggiamenti immaturi. La maleducazione non è inevitabilmente parte del kit di viaggio del turista.

Esiste, fortunatamente, anche la JOMO – Joy Of Missing Out, la Gioia di perdersi qualcosa.
Andate in viaggio, visitate pochissimi luoghi, parlate con il cameriere della trattoria dove il vino è sfuso e la tovaglia presto macchiata, perdetevi volutamente in vicoli non segnalati dalla vostra guida e osservate un gatto mentre scruta qualcosa che voi non riuscite a vedere. NON fate selfie: un luogo è fatto di colori, odori e rumori, e per assaporarlo davvero, non basta lo schermo di uno smart-phone.

Entrate in acqua e assaporate ogni bracciata, sentite come il corpo scivola, godetevi il rollio, ascoltate il rumore del vostro soffio mentre siete in immersione e guardate quante bollicine escono dal palmo della mano quando iniziate la bracciata. Fate la doccia e se qualcuno vi taglia la strada mentre state nuotando, sorridete.

A lavoro, traete soddisfazione da ciò che fate? Ponetevi degli obiettivi ed esultate quando li raggiungete. E siate civili nei comportamenti.

Riccardo Pirazzoli