Ovvero, tutti vogliono il cambiamento, ma pochi vogliono cambiare.

 

 Amo mangiare slow food.

Chiacchiero a lungo con persone che reputo interessanti.

Adoro la bicicletta, perché mi rilassa e mi fa godere il paesaggio.

Leggo e rileggo la stessa pagina, se ben scritta.

Voglio però difendere la velocità.

Non quella dei fast food, degli speed date, delle corse clandestine stile Fast and Furious, delle opinioni formate sulla lettura dei soli titoli di giornale.

Come consulente, collaboro con aziende che mi chiedono di cambiare alcune procedure di comunicazione, spesso in ambito commerciale.

Dedico le prime ore dei miei percorsi all'analisi della mentalità necessaria per sfruttare gli strumenti di comunicazione da adottare per migliorare i processi aziendali. Chiarisco che lo strumento è neutro, la mente no: Michelangelo Buonarroti con un martello in mano ha dato risultati diversi di quelli ottenuti da un assassino con in mano lo stesso martello.

Tutti annuiscono. Dicono che è tutto chiaro, il cambiamento è necessario.

Arriva il momento di agire: coaching, affiancamenti commerciali, richiesta di report.

Emergono tutte le frasi killer del cambiamento, che qui elenco:

Sì, ma…

Ci abbiamo già provato, ma…

Ho bisogno di tempo per…

Rimaniamo su ciò che funziona…

Finora abbiamo sempre fatto così…

La lista potrebbe essere molto più lunga.

Sono tutti alibi creati per non cambiare. Tutti vogliono il cambiamento, ma non subito. La lentezza è un alleato (malsano) per accettare il cambiamento, rimandato a un futuro indefinito.

Io amo la velocità.

Vorrei essere molto più veloce.

Io nuoto.

Sono reduce da una disastrosa gara, 400 m a stile libero. Avrei voluto essere molto più veloce.

Io insegno nuoto.

I miei corsisti si dividono in due categorie: alcuni vogliono andare più veloci, altri sono totalmente disinteressati. Chi vuole andare veloce, non sempre è disposto a fare tutti gli esercizi necessari per migliorare le proprie prestazioni. Chi è disinteressato, vive come una imposizione la richiesta di aumento della fatica.

In azienda, le dinamiche di resistenza al cambiamento, sono identiche.

C'è chi si dice disposto a cambiare per ottenere risultati, ma quando deve applicare i miei suggerimenti, ha atteggiamenti conservativi. Altri invece fanno esplicita guerra al cambiamento.

Quali sono le conseguenze?

Nella mia gara di nuoto, io ho semplicemente fatto una brutta figura.

In azienda, se una rete di commerciali non genera velocemente fatturato, alcuni contratti non sono rinnovati, investimenti necessari sono sospesi…

Il giorno della gara, avevo la febbre. Quali alibi ha chi, senza febbre, non vuole cambiare VELOCEMENTE?

 

RICCARDO PIRAZZOLI