Venezia, Max Weber e la chiusura austriaca del Brennero…

 

Tentativo quasi impossibile di difesa dell'attività commerciale, in un momento dove business è parola

percepita negativamente dai più e la chiusura austriaca del Brennero obbliga a qualche riflessione.

Venezia è uno dei luoghi dove è nata la psicologia del commercio, con i suoi relativi comportamenti.

La sua unica materia prima era la sabbia.

Eppure, il genio dei suoi abitanti ha trasformato questa sabbia in vetro, venduto nel mondo intero.

Esisteva una sola fabbrica, la più grande e importante del '600 in occidente: l'Arsenale.

Il suo scopo era fornire i veneziani di barche, con cui si potevano distribuire globalmente le merci.

Il successo di Venezia però si spiega grazie all'attitudine commerciale tipica dell'Italia.

Infatti, nonostante l'analisi di Max Weber leghi la nascita del capitalismo all'etica protestante, la prima

rivoluzione capitalista sorge nel medioevo italiano.

I borghi erano piccoli spazi in cui produrre, commerciare, incontrare e convivere.

L'organizzazione produttiva del borgo necessitava di regole per potersi reggere in piedi.

Gli ordini monastici, abituati da secoli a vivere insieme in spazi limitati in cui si doveva anche produrre

qualcosa, fornirono l'etica civile ai borghi.

Infatti, dai monasteri uscirono le regole per sanzionare i vizi capitali. Queste determinarono la base della

convivenza à la Italienne e furono fondamentali per lo sviluppo produttivo e commerciale della penisola.

Altrove in Europa, i codici di comportamento erano molto diversi:

- la superbia per un cavaliere germanico era uno strumento indispensabile di lavoro!

- l'accidia, in un mondo di guerre continue, non era un dramma, anzi, quasi proteggeva le popolazioni

nordiche.

In Italia, si sviluppò un modo diverso di coesistere, fondato sulla civitas e quindi sulla città:

  • la gola era un peccato in un piccolo contesto dotato di risorse limitate;

  • l'accidia NON era tollerabile: chi non partecipava alla vita di comunità, NON esisteva;

  • l'ira doveva essere controllata, per proteggere la convivenza che consentiva gli affari;

  • la superbia era contraria all'idea di condivisione.

Questa morale naque nei monasteri per aggregare uomini attorno alla fede, ma diventò fondamentale per

aggregare uomini

attorno al business. Il passaggio dalle regole monastiche a quelle del borgo, segnò quindi la nascita del

primo vero

capitalismo.

Max Weber si rassegni: la sua analisi è ottima, ma studia un fenomeno successivo allo sviluppo del borgo

medievale italiano,dove si generò l'attitudine commerciale made in Italy!

Shakespeare colloca a Venezia il suo mercante, perché questa città testimonia la capacità italiana di

comprare, trasformare, portare idee in giro per il mondo e, soprattutto, essere aperti a tutti. Il piano

urbanistico veneziano infatti fu progettato per settori etnici: il ghetto ebraico, il quartiere greco, il fondaco dei

tedeschi, la riva dei Schiavoni…

Luoghi dove le comunità del commercio mondiale si incontrarono e convissero.

Il business esige infatti la convivenza pacifica, perché chiunque compra è ben accolto.

L'attività commerciale richiede capacità di programmazione e quindi intelligenza.

Queste caratteristiche restano nel DNA italiano anche quando la nostra penisola è conquistata dalle

potenze europee: l'Italia è comunque una zona di commercio, dove quindi l'incontro e il passaggio devono

esistere.

È talmente vera questa prerogativa, che durante l'occupazione austriaca del Nord Italia, Lombardia e

Veneto garantirono, da sole, oltre la metà dell'introito fiscale per l'impero Asburgico.

Muovere le cose, le idee e le persone, nella nostra storia, ha sempre generato ricchezza commerciale che,

a sua volta, ha permesso la creazione di bellezza.

Ricchezza e bellezza.

Ma quale bellezza?

A Venezia, la New York del passato, NON esisteva uno stile estetico veneziano: lo stile veneziano prende

spunti dal mondo arabo, bizantino… I veneziani hanno comprato i loro modelli estetici ovunque nel mondo!

Esattamente come nella Grande Mela, dove si possono trovare le estetiche di ogni parte del pianeta. Ma

anche come a Shanghai o a Singapore e in tutte le città dove l'incontro tra culture ha contaminato e

arricchito.

Il vero commerciale ha una mente globale e sa mettere insieme, coerentemente, ogni tipo di cultura,

qualunque sia la sua provenienza.

Quale futuro si può immaginare allora per il nostro Paese?

Globale e aperto o locale e rinchiuso?

Vorrei che la radice commerciale e globale del made in Italy fosse la base per il nostro futuro business.

Siamo una nicchia.

Abbiamo un territorio minuscolo, tra mare e montagne.

Siamo pochi milioni, una percentuale irrisoria della popolazione mondiale.

Abbiamo, fortunatamente, tratti fortemente unici: sappiamo comunicare con tutti, siamo orientati alla

produzione, al commercio e alla commistione.

Iniziamo a sfruttare queste prerogative:

- abbiamo sempre saputo accogliere, vogliamo puntare sugli alberghi, ma booking.com non lo abbiamo

inventato noi;

- abbiamo sempre saputo disegnare e progettare, siamo fieri della nostra moda e design, però né Zara né

IKEA sono italiane;

- abbiamo sempre saputo spostare e distribuire le nostre merci, ma Amazon irride le barche veneziane;

- abbiamo sempre saputo creare food di qualità, ma Starbucks e Mac Donald sfamano le masse.

Stare in contatto con la clientela.

Progettare e proporre basandosi sulle informazioni che la clientela fornisce.

Queste significa essere commerciale: apertura, ascolto e comprensione dell'altro.

Le barriere NON sono mai state un tratto tipico della nostra penisola: l'Austria si rassegni!

Il Brennero resti aperto, perché deve continuare ad unire, non a bloccare!

 

di Riccardo Pirazzoli